Per una città

orientata alla

“civiltà dell’amore”

Note in vista delle prossime elezioni cittadine

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Introduzione

In prossimità delle elezioni amministrative del Comune di Brescia, la Commissione diocesana della Pastorale sociale, in collaborazione con gli organismi pastorali diocesani, invita soprattutto le comunità cristiane ad una riflessione su alcune tematiche che vengono ritenute prioritarie. Offre ai politici un contributo per un servizio sempre più adeguato alla città.

Nella linea di pensiero che scaturisce dalla Dottrina Sociale della Chiesa e dal Convegno ecclesiale della Chiesa italiana tenutosi a Palermo nel 1995, i fedeli interpretano la realtà sociale e civile nella quale vivono, esprimono il loro parere nella vita democratica della loro città e si preoccupano di far crescere il senso di comunità. Si impegnano a tradurre, pur nella pluralità delle opzioni possibili, la straordinaria ricchezza dei principi evangelici attraverso una mediazione etica ed antropologica che permette loro di stabilire un dialogo all’interno della Chiesa stessa e con il mondo laico.

Nell’ambito di questa apertura, il cristiano “non può ritenere ogni idea o visione del mondo compatibile con la fede”, né può accettare “una facile adesione a forze politiche e sociali che si oppongano, o non prestino sufficiente attenzione, ai principi della Dottrina Sociale della Chiesa sulla persona e sul rispetto della vita umana, sulla famiglia, sulla libertà scolastica, la solidarietà, la promozione della giustizia e della pace”.

(Giovanni Paolo II al convegno di Palermo)

La nostra città si presenta con credenziali di tutto rispetto, a partire da una storia che la qualifica per una partecipazione alla vita politica non irrilevante, per una concreta intraprendenza nel settore dell’economia, della cultura e della vivacità della società civile in genere. Possiamo pure dire, come bresciani, di aver maturato un solido e condiviso senso di laicità nella gestione della cosa pubblica, di aver dato vita ad amministrazioni e servizi apprezzati non solo fra i propri cittadini e di aver creato un concreto e diffuso senso di solidarietà.

Ci sono anche aspetti critici da sottolineare: alcuni cambiamenti attuati non poche volte sotto il segno di invadenti ragioni dell’economia; una disaffezione alla partecipazione politica soprattutto negli ultimi anni, con conseguente rifiuto di responsabilità nei confronti del bene comune e una certa paura generata da insicurezza.

I cattolici bresciani devono accrescere il loro impegno di cittadinanza attiva, mediante varie forme di presenza culturale e sociale, per contribuire alla costruzione della propria città. La diffusione delle comunità cristiane nel tessuto cittadino, il loro richiamo allo spirito evangelico e la ricchezza di esperienze in atto, che si ricollegano ad una lunga storia di servizio civile oltre che ecclesiale, sono un presupposto per un dialogo aperto con chiunque nella società bresciana.

Viene ribadita l’importanza dell’impegno politico a favore della città, la richiesta di una continua trasparenza amministrativa, l’esigenza di alte motivazioni nell’elaborazione degli interventi politici ed amministrativi che ricercano il bene comune. A tale scopo si auspica che l’azione di maggioranza ed opposizione abbia sempre come fine il bene della città al di sopra delle convenienze di parte e che il dibattito politico conservi sempre uno stile di reciproco rispetto.

Su alcune questioni, di seguito richiamate, si travalicano le competenze specifiche dell’amministrazione comunale, tuttavia, una città viva sa discutere e proporre anche in relazione ad ambiti che vanno oltre i confini della municipalità.

Le note che seguono non hanno affatto lo scopo di individuare o proporre schieramenti.

DELLA PASTORALE SOCIALE

La città si presenta

con un’identità

culturale aperta

L’identità culturale è un insieme coerente di varie componenti che trovano, nella loro specifica collocazione, visibilità e senso.

Essa si evolve nel tempo accogliendo anche nuove espressioni ed aiutandole ad integrarsi con la storia ed il volto della città.

a) L’animazione culturale che il Comune promuove ha il significato di far evolvere in modo armonico la fisionomia della città, affondando saldamente le radici nella tradizione e mostrando una intelligente apertura alle novità emergenti.

b) Affinché tale apertura non avvenga sotto il segno della paura, sarà bene favorire scambi culturali con i nuovi arrivati al fine di una migliore conoscenza reciproca e di una convivenza rispettosa e pacifica.

Il dialogo, per altro, non è inteso solo nei confronti degli immigrati; è di grande importanza che continui e si rafforzi anche quello tra le varie anime che caratterizzano questa nostra città.

c) Il senso di cittadinanza attiva possa contare sempre più su forme di partecipazione o di consultazione della popolazione, secondo quanto previsto dallo statuto comunale, mediante l’opera delle circoscrizioni, delle consulte o delle associazioni presenti sul territorio. Istituzioni e società civile rappresentano le forze vive della città e devono aiutarsi reciprocamente ad individuare e costruire il bene comune.

La città investe

nella

formazione

Parlare di formazione significa parlare di speranza in un futuro al quale si va incontro con fiducia; significa avere coscienza di poter insegnare qualcosa di valido alle nuove generazioni.

In questo contesto è importante l’educazione alla pace, specie delle giovani generazioni, quale investimento su un bene prezioso per l’umanità

a) Nel settore della politica scolastica già ora di competenza dell’amministrazione comunale, proponiamo di rafforzare il modello di convenzione attualmente in atto per le scuole materne.

b) Per le famiglie degli studenti residenti si possono studiare forme di sostegno per quanto riguarda i trasporti, la mensa, i libri, ecc.; al fine di sancire il diritto allo studio, di innalzare la cultura e di realizzare il pluralismo scolastico si possono pensare collaborazioni con Provincia, Regione e Stato.

c) Il Comune ha già messo in atto una serie di interventi volti a fornire aiuti all’istruzione dei nomadi stanziali; questa politica merita di essere estesa anche per il fatto che essa ha una forte valenza di integrazione sociale. Uguale attenzione riveste l’accompagnamento, con incentivi alle famiglie, della formazione al lavoro per coloro che hanno concluso la scuola dell’obbligo.

d) Poiché nel settore della formazione opera anche la società civile attraverso associazioni, cooperative, industria, istituti religiosi, ecc., l’istituzione pubblica ne valorizzi l’impegno al fine di offrire al cittadino la possibilità di scelta tra proposte egualmente serie ed efficaci.

La città riconosce

il ruolo

della famiglia

La famiglia, nella quale le diverse generazioni si incontrano e si aiutano vicendevolmente a raggiungere una saggezza umana più completa e ad armonizzare i diritti della persona con le altre esigenze della vita sociale, è veramente il fondamento della società. Tutti coloro che hanno influenza sulla società e sulle sue diverse categorie, quindi, devono collaborare efficacemente alla promozione del matrimonio e della famiglia; e le autorità civili dovranno considerare come un sacro dovere conoscere la loro vera natura, proteggerli e farli progredire, difendere la moralità pubblica e favorire la prosperità domestica.

(Gaudium et Spes 52)

Assumiamo qui il concetto costituzionale di famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

a) Famiglia e società

Il riconoscimento del ruolo essenziale della famiglia quale “luogo decisivo di umanizzazione” all’interno della società è di prioritaria importanza per vari settori dell’amministrazione cittadina: dalla casa, alla scuola, al fisco, alla creazione di luoghi e spazi adatti per l’aggregazione di ragazzi e giovani, ai servizi sociali.

La famiglia è al tempo stesso utente di servizi (asili nido, scuole materne, luoghi di aggregazione, …) e fornitrice di servizi (per i bambini, per i disabili, per gli anziani, …); sostenere questa seconda funzione significa anche alleggerire la prima. Si valorizzi quindi la scelta fatta da quei genitori che sacrificano alla cura dei figli l’occupazione in altre attività, affermando il principio che l’accoglienza e la crescita dei figli è un servizio per la collettività e che quindi il costo relativo deve essere dedotto dal reddito di chi lo promuove.

La natalità è un fattore essenziale per l’equilibrio demografico ed è bene che sia sostenuta mediante opportuni incentivi economici e sgravi fiscali (per esempio: il sostegno dato per il 1° anno di vita dei figli può essere esteso anche al 2° anno; sconti per l’utilizzo dei mezzi pubblici a favore di famiglie numerose; agevolazioni per quanto riguarda le imposte comunali). Accanto a ciò non dimentichiamo l’aiuto offerto alle famiglie dagli asili nido e da altre forme di accoglienza dei bambini in età pre scuola materna.

Il lavoro di cura svolto dalle famiglie non si limita ai minori, ma spesso si estende anche agli anziani; è un impegno che va riconosciuto nella sua valenza sociale.

È pure importante il sostegno all’attività dei consultori familiari nella loro funzione preventiva al disgregamento dell’unità familiare ed anche attraverso l’attuazione del dovere di fornire aiuto alla donna in difficoltà per una gravidanza, ai sensi dell’art. 5 della legge n. 194/1978.

b) I tempi della città e i tempi della famiglia

La città offre dei servizi secondo modalità che cercano di venire incontro alle esigenze degli utenti. Considerando gli impegni di una famiglia, dal lavoro di uno o di entrambi i genitori, alle esigenze del lavoro di cura dei figli o degli anziani, al tempo che viene dedicato alla propria comunità sociale, è bene adottare una flessibilità degli orari di negozi, uffici, ospedali, ambulatori affinché ne sia agevolato l’accesso.

Tenendo poi conto dell’importanza attribuita agli incontri culturali e alle occasioni di dialogo tra le famiglie, sarebbe bene dedicare ad essi il giorno di domenica. Da una parte quindi proponiamo di non incentivare ulteriormente l’apertura domenicale delle attività commerciali e dall’altra di valorizzare quanto associazioni e parrocchie possono fare o già fanno su questo fronte.

La città

e le politiche

sociali

La comunità politica esiste in funzione di quel bene comune, nel quale essa trova significato e piena giustificazione e che costituisce la base originaria del suo diritto all’esistenza. Il bene comune si concreta nell’insieme di quelle condizioni di vita sociale che consentono e facilitano agli esseri umani, alle famiglie e alle associazioni il conseguimento più pieno della loro perfezione.

(Gaudium et Spes 74)

Lo spirito della legge sul federalismo legittima ancor più di prima le amministrazioni locali ad essere protagoniste di un “welfare municipale” che completi quello di origine statale o regionale. La maggiore vicinanza alle esigenze del popolo e soprattutto degli “ultimi”, abilita l’amministrazione cittadina a scelte particolari, alcune delle quali vengono di seguito indicate.

a) A servizio dei poveri

La comunità cristiana, sia nei suoi organismi centrali, sia attraverso le comunità parrocchiali opera a favore dei poveri con una molteplicità di iniziative. Al fine di rendere più efficace questo intervento è importante:

I) favorire un rapporto di collaborazione con le opere diocesane (mensa, comunità d’accoglienza per le ragazze sottratte alla prostituzione, dormitorio per gli adulti), prevedendo anche forme di erogazione di contributi a fronte di accordi di gestione;

II) potenziare il raccordo per quanto riguarda l’analisi dei dati sulle vecchie e nuove povertà e sulle risorse del territorio tra strutture comunali e diocesane. L’attenzione è rivolta agli anziani in particolari situazioni di disagio, ai portatori di handicap di varia natura, agli emarginati;

III) prevedere la presenza di un assistente sociale di quartiere con più autorevolezza e possibilità di intervento. Si potrebbe così rafforzare una cooperazione con le parrocchie per la conoscenza della situazione di disagio ed un intervento più efficace su di essa;

IV) applicare la legge 68/1993 che prevede, per i Comuni e le Province, la possibilità di destinare un importo pari allo 0,8% della somma dei primi tre capitoli delle entrate correnti dei propri bilanci per sostenere programmi di cooperazione allo sviluppo ed interventi di solidarietà internazionale. Oltre alle buone intenzioni, ci sia la generosità necessaria per devolvere fino al massimo consentito;

V) sostenere le iniziative che si occupano del disagio giovanile. Sostenere altresì le iniziative che si occupano del disagio psichico in senso lato e delle malattie mentali croniche;

           

VI) affrontare seriamente il problema della prostituzione, tenendo conto che, oltre al problema tradizionale, si inserisce prepotentemente la piaga della schiavitù. L’amministrazione comunale valorizzi la collaborazione della società civile per debellare tale vergogna sociale.

b) Politiche giovanili

In questi anni è cresciuto sempre più tra i giovani il “partito dell’astensionismo”. Essi si sentono sempre più spinti lontano da una politica percepita come estranea ai propri desideri e ai propri bisogni, se non addirittura inutile o dannosa per il loro futuro. Troppo spesso, poi, le politiche giovanili si fermano all’offerta di occasioni di divertimento e di tempo libero.

Tutto questo richiama alla responsabilità di educare ed offrire esperienze che si ispirino allo spirito evangelico, ai valori della democrazia e della cittadinanza.

Ciò premesso, si sottolinea quanto segue:

I) La presenza ed il ruolo della comunità cristiana sono degni di riconoscimento anche attraverso opportuni protocolli d’intesa con la pubblica amministrazione. Sarebbe pure interessante la realizzazione di forme di rappresentanza dei giovani presso le istituzioni pubbliche cittadine.

II) Il mondo giovanile, più di altri settori della vita pubblica, ha bisogno di “concertazione” perché siano trovate le linee di intervento più efficaci per il bene di queste persone. È quindi auspicabile che le varie realtà che operano in questo settore siano consultate dall’amministrazione cittadina nell’elaborazione delle politiche giovanili e che si stabiliscano tavoli di programmazione comune per alcune iniziative particolari.

III) La gestione delle risorse che il Comune destina alla realizzazione delle politiche giovanili tenga conto di tutti coloro che lavorano nel settore. Al riguardo ci potrebbe essere un maggiore investimento sul benessere giovanile (legge Turco 285) e sul ruolo partecipativo dei giovani, riducendo il divario esistente con gli investimenti a favore della marginalità e devianza.

IV) È importante una maggior collaborazione nel monitorare i luoghi informali frequentati dai giovani (strada, giardinetti, pub, piazzetta, …), allo scopo di promuovere progetti sperimentali ed innovativi.

V) È opportuna una maggior attenzione e riconoscimento concreto delle attività di promozione sportiva gestite dagli oratori. Sono presenze che suppliscono alla carenza delle strutture pubbliche e vengono discriminate rispetto alla gestione operata da privati negli impianti pubblici. La stessa attenzione meritano le varie forme di espressività giovanili (musica di strada, graffiti, prosa e teatro, …) e non solo in funzione di eventi commerciali e/o estivi ma in vista della valorizzazione dei giovani bresciani privi di palcoscenico.

VI) Un pensiero può essere rivolto anche alla ricerca di nuovi spazi ove promuovere la convivenza giovanile, al fine di superare mentalità egocentriche e settarismi religiosi e di orientarsi verso una cittadinanza planetaria in spirito di fraternità.

c) Politica dell’immigrazione

Il fenomeno migratorio può essere portatore di ricchezza culturale oltre che economica; va quindi valorizzato l’incontro tra culture diverse riconoscendo a ciascuno il diritto di cittadinanza secondo le norme vigenti. All’immigrato si chiede il riconoscimento leale di quei valori essenziali che costituiscono il patto di convivenza sociale sancito dalla Costituzione italiana. A tale scopo potrebbe essere utile la figura del mediatore culturale.

A proposito di clandestinità poi, se è falso assimilarla alla delinquenza, alla prostituzione e ad altri problemi che suscitano timori circa il mantenimento della pubblica sicurezza, è pur vero che non va assolutamente favorita perché fonte di insicurezza personale e sociale.

Si ritiene quindi importante:

I) divulgare i dati del fenomeno immigratorio: caratteristiche, sviluppi, riflessi sulla città ed i suoi servizi. Una corretta informazione permette di evitare indebiti allarmismi, paure, banalizzazioni e falsità strumentali;

II) avere rapporti più stretti con le associazioni che si occupano degli immigrati affinché essi abbiano il modo di essere ascoltati nelle loro legittime esigenze e, contestualmente, valorizzare le associazioni di immigrati nella loro funzione di aiuto ad una migliore integrazione con la città e di rappresentanza nei confronti della pubblica amministrazione. Studiare forme di rappresentanza consultiva degli immigrati a partire dalle circoscrizioni;

III) trattare i problemi di ordine pubblico e sicurezza con rigore ed imparzialità, a prescindere dalla nazionalità di chi viola le leggi;

IV) favorire l’accesso al lavoro, alla sanità, alla scuola ed ai vari servizi, contrastando ogni tentativo che si proponga di diminuire l’autonomia, la dignità e la libertà di ciascuno;

V) presentare progetti abitativi che consentano di andare oltre l’emergenza. La sistemazione della famiglia è la prima risposta vera ai bisogni dell’immigrato e costituisce una barriera ai richiami delle organizzazioni criminali. In questa linea è da superare la logica dei “campi di accoglienza” e da incentivare, nel rispetto della libertà dei singoli, l’inserimento al lavoro e la sistemazione delle famiglie in alloggi stabili.

d) Politica della casa

I) È importante tornare ad investire nell’edilizia popolare in quanto il mercato immobiliare è sovrastimato da alcuni anni. In particolare ci si riferisce alla riqualifica dei quartieri popolari del centro storico, ad alcune tipologie abitative quali appartamenti sobrii ma adatti ad accogliere degnamente le famiglie con figli e dal costo accessibile, spaziosi monolocali per anziani, studenti universitari provenienti da lontano, parenti di malati ricoverati nelle strutture ospedaliere locali, immigrati in attesa di ricongiungimento familiare o di possibilità economiche per l’acquisto della prima casa.

II) È doveroso intervenire sulla politica degli affitti quanto meno a livello di indicazione etica per denunciare i casi di iniquità. Ciò contribuirebbe anche ad estirpare lo scandalo delle case fatiscenti affittate agli immigrati a prezzi altissimi.

           

III) L’Osservatorio sulla casa svolge un lavoro che merita di essere reso maggiormente incisivo e lo stesso si dica di quei gruppi o associazioni privati che già si fanno carico del problema. Non si dimentichi inoltre che ogni anno si fa drammatica “l’emergenza freddo”.

e) Politica del lavoro

Il tema del lavoro e le problematiche ad esso connesse coinvolgono direttamente o indirettamente l’amministrazione comunale in diversi ambiti:

I) l’impegno per l’emersione del lavoro nero con un’attenzione del tutto speciale alle ditte impegnate in appalti pubblici;

II) l’adozione di misure affinché le piccole imprese di commercio possano reggere la concorrenza dei grandi centri commerciali;

III) la disponibilità della pubblica amministrazione ad essere un esempio di datore di lavoro rispettoso delle esigenze della persona e della famiglia mentre si ricerca una maggiore flessibilità del lavoro;

IV) l’intervento al fine di attivare percorsi di lavoro protetti, tesi al recupero di persone svantaggiate, in collaborazione con la Caritas diocesana e con il mondo della cooperazione;

V) l’opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e degli stessi lavoratori sulla grave piaga degli infortuni anche mortali sul posto di lavoro.

f) Politica della sicurezza pubblica

In tema di pubblica sicurezza, le attenzioni prioritarie possono essere le seguenti:

I) Riqualificare la proposta relativa all’ordine pubblico affrontando con decisione i problemi aperti e collaborando anche con la società civile per affrontare le cause dei fenomeni criminosi.

           

II) Combattere l’illegalità non solo con la repressione ma anche con l’impegno per l’educazione civica nei vari settori della vita cittadina. Non ci si riferisce solo all’educazione dei giovani, ma in generale al risveglio di una coscienza pubblica a servizio del bene comune.

           

III) Gestire le forze della polizia municipale perché vengano incontro ai disagi dei cittadini e siano segno visibile dell’attenzione delle pubbliche istituzioni alla vita quotidiana su tutto il territorio comunale.

IV) Contribuire, nei limiti della propria competenza, alla risoluzione dell’annosa situazione relativa alle carceri bresciane. La struttura di Canton Mombello, in modo particolare, è decisamente fatiscente, sovraffollata e carente per quanto riguarda gli organici del personale di custodia ed educativo. In ogni caso occorrerà adoperarsi per una maggiore umanizzazione delle condizioni di vita dei carcerati e per una più decisa sensibilizzazione della cittadinanza ai loro problemi.

g) Attenzione all’ambiente

I) Va affrontato con decisione il tema della sostenibilità dell’ambiente urbano fissando obiettivi di qualità e relativi stanziamenti per migliorare la qualità dell’aria. A tale scopo è importante potenziare e rendere competitivo il sistema del trasporto pubblico, promuovere mezzi di trasporto poco inquinanti, gestire il traffico attraverso un generale rallentamento della velocità legale delle auto in ambiente urbano per contrastare la piaga dell’incidentalità stradale;

II) l’acqua è un bene pubblico che va salvaguardato impedendo la privatizzazione delle fonti, riducendo le perdite nelle condutture, educando i cittadini a ridurre gli sprechi nel consumo d’acqua potabile;

III) per quanto riguarda la politica energetica, è bene incentivare la razionalizzazione ed il risparmio dei consumi, nonché la riduzione degli sprechi. Sono anche da studiare sistemi produttivi di energia elettrica maggiormente rispettosi dell’ambiente. È necessaria al riguardo una stretta collaborazione con la Provincia;

IV) la grande distribuzione non porta con sé solo vantaggi, ma anche conseguenze non positive per l’ambiente quali l’incremento di rifiuti non eco-sostenibili e l’inquinamento legato all’aumento del traffico nelle pertinenze dei grandi centri commerciali. Si ritiene non opportuno incrementarne la concentrazione;

V) nel prendere decisioni importanti per l’utilizzo dell’ambiente è bene favorire una maggiore partecipazione dei cittadini attraverso opportuni strumenti quali Agenda 21, Consulta per l’ambiente, comitati locali …

h) La politica urbanistica

Le indicazioni di carattere generale riguardano il rispetto del territorio nonché la capacità di mettere a disposizione dei cittadini una città adeguata nell’offerta di servizi essenziali, di luoghi pubblici, di centri di vita che favoriscano una tranquilla convivenza delle persone.

Esistono problemi quali le grandi infrastrutture e le grandi linee di comunicazione, le zone della città ed i servizi pertinenti, i trasporti pubblici che chiedono un’attenta valutazione della priorità di criteri concorrenti: il bene comune, le scelte partecipative e politiche, gli interessi di carattere economico e finanziario. L’ordine di importanza di questi criteri non deve essere stravolto.

Si chiede in particolare di riflettere sul modo di:

I) contrastare le forme di speculazione edilizia;

II) praticare nella normativa urbanistica soluzioni di perequazione degli oneri e dei vantaggi derivanti dalle trasformazioni dell’uso del suolo;

III) applicare le procedure di partecipazione dei cittadini al processo progettuale e decisionale circa la strumentazione urbanistica;

IV) applicare metodi di valutazione ex ante dell’impatto delle trasformazioni territoriali e renderne pubblici i risultati;

V) applicare con rigore le normative esistenti circa la progettazione e gestione dello spazio pubblico, l’eliminazione delle barriere architettoniche, il contenimento dell’inquinamento acustico, il risparmio energetico;

VI) indurre comportamenti etici anche nelle scelte individuali di sfruttamento della risorsa territoriale.

i) Le strutture sanitarie

Una parola va spesa sul tema della sanità per l’importanza, nella nostra città, della presenza del privato sociale e dell’Ospedale civile. Nel primo si è distinto il mondo cattolico con una presenza di non secondario rilievo, mentre la struttura pubblica ha raggiunto negli anni livelli di tutto rispetto.

Attualmente ci sono problemi di carattere generale che investono questo settore: non vorremmo che venissero risolti sotto il segno di una dequalificazione del servizio. Non si tratta soltanto di perseguire ottimi standard di qualità per le grandi specializzazioni, ma anche per i servizi di base che costituiscono la gran parte delle situazioni.

l) La politica dei servizi pubblici

I servizi pubblici hanno a Brescia una storia ricca, legata all’Azienda Servizi Municipalizzati. La recente quotazione in borsa e la precedente scorporazione dei trasporti hanno rappresentato un’ importante novità e l’inizio d’un percorso che s’addentra nel mondo della privatizzazione e della liberalizzazione. Per quanto riguarda l’ASM, riteniamo che, prima di procedere all’alienazione di nuove azioni, si debbano valutare attentamente gli effetti prodotti dalla recente quotazione e che si mantenga il controllo in mano pubblica e cittadina per garantire ai bresciani di rimanere primi beneficiari dell’attività di quest’impresa.

In relazione alle nuove aziende di gestione della mobilità e dei trasporti di proprietà pubblica, è necessario garantire che esse siano sempre al servizio primario della cittadinanza, praticando metodi e perseguendo finalità democraticamente condivise.